Il crack Parmalat e la crisi finanziaria
2003-04: l'anno della crisi
Alla fine del 2003 avviene il fatto più traumatico della storia del Parma: la Parmalat s.p.a., società proprietaria del Parma dal 1990 e sponsor dal 1987, viene travolta da un colossale crack finanziario, e il Parma per poco non scompare. La società assume la denominazione di Parma Football Club il 25 giugno 2004. A causa dei problemi economici il Parma è costretto a vendere: in estate partono Adrian Mutu, destinazione Chelsea di Abramovich e Sabri Lamouchi, mentre a gennaio torna all'Inter Adriano e inoltre vede sfumare la possibilità di portare il giovane Cristiano Ronaldo a Parma e fa perdere al Parma l'indispensabile appoggio di giocatori ceduti a condizioni favorevoli dall'Hellas Verona (negli anni arrivarono i vari Adrian Mutu, Alberto Gilardino, Paolo Vanoli, Aimo Diana per fare solo qualche nome). La partenza dei due giovani talenti (Mutu e Adriano) fa emergere un'altra promessa del calcio italiano: Alberto Gilardino (23 goal con 34 presenze in campionato), nuovo leader della squadra, supportato dalla fantasia di Domenico Morfeo e dalla velocità degli esterni Marco Marchionni e Mark Bresciano. Prandelli guida la squadra dei giovani ad un ottimo quinto posto, a un punto dall'Inter quarta.
2004-05: lo storico spareggio
La stagione 2004-05 al contrario parte malissimo; dopo le cessioni estive di Barone, Blasi e Donadel il Parma rischia la retrocessione, il nuovo tecnico Silvio Baldini viene esonerato e la squadra è di nuovo affidata al traghettatore Pietro Carmignani; mentre in Coppa UEFA la "seconda squadra" brilla e, dopo anche alcune goleade (ad esempio un 4-0 e un 5-0 sul Salisburgo che aveva eliminato l'Udinese) arriva in semifinale, eliminata dal CSKA Mosca che poi vincerà la coppa, in campionato neanche il pareggio all'ultima giornata 3-3 contro il Lecce basta ad ottenere la salvezza, che si giocherà nel doppio spareggio tutto emiliano contro il Bologna. All'andata, il 14 giugno, anche a causa dei numerosi giocatori squalificati viste le ammonizioni comminate dall'arbitro Massimo De Santis (che due anni più tardi nell'ambito del caso Calciopoli sarà condannato anche per questo incontro) il Parma perde in casa per 1-0, con un gol di Tare. La salvezza sembra impresa impossibile, ma nel ritorno (18 giugno) a Bologna il Parma espugna clamorosamente il Dall'Ara: 2-0, reti di Cardone e Gilardino, il Parma è salvo.
2005-06: qualificazione UEFA senza proprietà
Da questo momento inizia per il Parma FC un periodo buio: le trattative per la cessione della società, prima a Gaetano Valenza, imprenditore di origini partenopee, poi a Lorenzo Sanz, ex presidente del Real Madrid, non si concludono ma si trascinano per mesi e mesi, influendo negativamente sull'ambiente e sui risultati della squadra. Nel frattempo la società continua ad essere guidata da uomini di fiducia del commissario straordinario Enrico Bondi, in attesa della definitiva vendita. Nella stagione 2005-06, dopo la cessione in estate di Alberto Gilardino al Milan per 24 milioni di euro, i ducali faticano molto, ma si risollevano grazie ad un esaltante girone di ritorno: la squadra guidata da Mario Beretta conquista la salvezza con quattro giornate di anticipo, togliendosi anche lo sfizio di battere l'Inter (1-0, rete di Simplicio) e di pareggiare a Torino 1-1 contro la Juventus di Capello, partita alla quale fanno seguito molte polemiche per l'arbitraggio palesemente a favore della squadra avversaria. La stagione si chiude con il raggiungimento del decimo posto, risultato insperato a metà torneo, che diventa addirittura il settimo a seguito delle sentenze su Calciopoli; il Parma viene così ammesso alla Coppa UEFA 2006/2007. Sempre a causa delle scarsissime risorse economiche, in estate vengono ceduti calciatori di notevole importanza per la squadra, come Mark Bresciano, Fábio Simplicio, Marco Marchionni, Daniele Bonera e Paolo Cannavaro. La squadra, quindi, inizia la stagione 2006/2007 con una rosa ridimensionata e con l'obiettivo della salvezza, in attesa dell'arrivo di un presidente con portafoglio che possa investire liquidi e rilanciare così la società.
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